Molti hanno provato a dare un senso al nome di questo vino prodotto in una piccola zona della Valle Versa. Secondo la leggenda più popolare, Giuda, risorto e pentito del suo grande peccato, si sarebbe sacrificato per salvare da una catastrofe naturale i vigneti dai quali si otteneva un nettare di incredibile bontà.
La flor del viento, è un fiore di montagna che, con l’arrivo della primavera e lo scioglimento della neve nella parte bassa dei Pirenei, emerge luminoso sul terreno di prati e boschi. Una pianta che, sebbene cresca in altitudine e resista a basse temperature, è delicata e sensibile a qualsiasi cambiamento. E così, come fiori selvatici, Andrea Picchioni cura i suoi vigneti, un enologo la cui cantina si trova nel comune di Canneto Pavese, nella zona vinicola lombarda di Oltrepò Pavese (Italia), e che dagli anni ’90 sta lavorando per recuperare varietà ancestrali con il massimo rispetto nelle sue 9 ettari di vigneti propri.
In omaggio a questo fiore alpino, nasce Picchioni Fior del Vento Sangue di Giuda, un vino dolce prodotto a partire dalle uve storiche croatina, barbera e altre varietà rosse coltivate sui pendii montuosi della valle di Solinga. La coltivazione è biologica e la presenza di alberi è essenziale per compensare il diossido di carbonio prodotto dai mezzi meccanici. In cantina, dopo una breve macerazione in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata, la fermentazione viene interrotta a freddo per mantenere il residuo zuccherino desiderato. Successivamente, il vino viene travasato in autoclave per la rifermentazione, imbottigliato e lasciato riposare per alcuni mesi prima di essere commercializzato.
Come la flor del viento, Picchioni Fior del Vento Sangue di Giuda è un vino che si distingue per la sua delicatezza, dolcezza e luminosità. Una bellezza integrata nella DOC Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese che trasmette tradizione, territorio e autenticità.
Picchioni Fior del Vento Sangue di Giuda 2024 è un vino rosso leggermente dolce che si presenta con un rosso rubino brillante, invitando già a osservare da vicino il calice. Al naso, sprigiona aromi di gelatina di mora e altri frutti rossi succosi che accarezzano l’olfatto senza risultare stucchevoli. Al palato, si rivela leggero, ma con un corpo vellutato, con un equilibrio impeccabile tra dolcezza e freschezza, e un finale minerale che sorprende. Più versatile di quanto immagini: accompagna dal petto d’anatra o un succoso filetto, fino a dessert e formaggi erborinati o, semplicemente, un momento di piacere in solitudine, è un vino dolce leggero di affascinante colore rosso rubino con un bouquet fragrante di frutta rossa matura e sentori di erbe aromatiche del sottobosco. Al palato è dolce ma non stucchevole. Un vino armonioso, con un’acidità ben integrata e un sorso ampio e gentile.
Il connubio con la pasticceria da forno provoca invidia all’ambrosia, ma una valida alternativa sono i dessert a base di frutta, da gustare in spiaggia al chiaro di luna godendosi una leggera brezza marina. Servito fresco a 8-10 °C può creare dipendenza.
Contiene solfiti
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